Arrivò all’ufficio postale con un pacco da spedire.

“Ma che roba contiene?” chiese l’impiegato storcendo il naso.

“Puzza maledettamente di merda”

“L’ha detto. C’è anche specificato nel contenuto”

“E che c’e’specificato?”

“Che contiene merda, come giustamente lei ha arguito”

L’impiegato fece un balzo all’indietro e allontanò da sé il pacco con un calcio.

“Lo porti immediatamente via!” urlò quasi. “Come le viene in mente di portare un pacco di merda in un luogo pubblico?”

“E perchè dovrei portarlo via se è lecito?”

“Perchè io non accetterò mai un pacco contenente merda”

“E’ proibito?”

“Si!”

“Ebbene, mi faccia vedere il regolamento postale e mi faccia leggere il paragrafo ove si faccia divieto di spedire pacchi contenenti merda”

L’impiegato si astenne dal rispondere. Squadrò bellicosamente quell’individuo, indi si diresse a grandi falcate verso la stanza del direttore.

Uscirono entrambi dopo un quarto d’ora, molto eccitati. Il direttore era un omino rotondetto che, parlando, salterellava sulle due gambette corte e tozze.

“Sarebbe quello?” chiese indicando il pacco per terra, ma tenendosi ad una certa distanza.

“Per l’appunto” confermò il subalterno.

Il direttore sporse un poco in avanti la testa e, a occhi chiusi diede una leggera annusata all’aria.

“Puzza di merda”, sentenziò infine.

“E di cosa dovrebbe puzzare, di grazia?”, intervenne a questo punto il proprietario del pacco. “La merda è merda sotto qualsivoglia latitudine. Piuttosto, avete trovato nel regolamento una frase che mi impedisca di spedirla?”

“Ma certe cose sono sottintese”, spiegò il direttore. “Sono così ovvie che solo un pazzo penserebbe di includerle nel regolamento postale”

“No, se il regolamento non lo vieta, io ho il diritto di spedire il mio pacco. Quindi poche storie perché non intendo perdere altro tempo”

Il direttore dovette arrendersi. Del resto, meglio far presto a rimuovere dall’ufficio quel puzzolentissimo coso e ficcarlo nell’angolo più lontano del cortile in attesa che il furgone lo venisse a prelevare. Tanto più che gli altri clienti stavano cominciando a dar segni di impazienza.

“Beh, e lei che aspetta a pesarlo e ad applicarci le relative marche?” disse stizzito all’impiegato, e fece due passi indietro per mettere maggior distanza possibile fra sé e quel fetore.

L’impiegato pesò il pacco, riempì il bollettino usando una sola mano perchè l’altra gli serviva per tapparsi il naso.

Ormai il cattivo odore era aumentato in maniera tale, che i presenti cominciavano a dar visibili segni di insofferenza e alcuni degli impiegati più giovani dovevano fare inauditi sforzi per non scappare urlando. Solo lo spettro del licenziamento per abbandono di lavoro li teneva inchiodati al loro posto.

L’impiegato addetto al pacco, al colmo della rabbia, dopo aver applicato le marche sul pacco, come per scaricarsi vibrò con tale forza il timbro contro l’involucro per annullare le marche che il pacco si ruppe, anzi deflagrò come una bomba facendone schizzare fuori il contenuto.

I clienti che in quel momento si trovavano nell’ufficio postale, protetti com’erano dal vetro che li divideva dal reparto impiegatizio ne uscirono completamente indenni, ma al di là  del vetro fu un’autentica tragedia. Ciascuno restò coperto da uno strato di un centimetro di merda sulla parte del corpo orientata verso l’esplosione. Cioè chi ebbe ricoperto il profilo destro, chi il sinistro e chi, i più fortunati, solo la parte posteriore.

Si dice che chi si trova al centro di un’esplosione generalmente se la cava. Forse può essere vero nel caso di dinamite, nel caso della merda non è assolutamente vero. Bastò dare un’occhiata all’omino del timbro per rendersene conto.

Uno spettacolo di nauseabonda terrificanza. Le pareti dell’ambiente avevano cambiato colore, tutti si guardavano perplessi e stralunati, tanto scossi dall’avvenimento che all’odore della merda – e sì che adesso si era centuplicato – nessuno ci faceva più caso. Non appena una parvenza di calma fu tornata il proprietario, anzi l’ex proprietario del pacco, andò allo sportello e chiese un modulo per un reclamo per distruzione di pacco.

“Mi raccomando, un modulo pulito, non uno sporco di merda”