– Io mi chiamo G.
– Io mi chiamo G.
– No, non hai capito, sono io che mi
chiamo G.
– No, sei tu che non hai capito, mi
chiamo G anch’io.
 
– Ah, Il mio papà è molto importante.
– Il mio papà… no.
 
– Il mio papà è forte, sano e intelligente.
– Il mio papà è debole, malaticcio… e un po’ scemo. 
 
– La mia mamma è molto bella assomiglia a Brigitte Bardot.
– La mia mamma è brutta… bruttissima. La mia mamma assomiglia a… la mia mamma non assomiglia!
 
– Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
– Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco, perché tartaglia.
 
– Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.
– Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale. Però c’ho diciotto fratelli!
 
– Il mio papà è molto ricco guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.
– Il mio papà è povero: guadagna 10.000 al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa… circa… 10.000 al giorno!!! …al primo giorno. Poi dopo basta.
– Noi siamo ricchi ma democratici. Quando giochiamo a tombola segniamo i numeri con i fagioli.
– Noi, invece, segniamo i fagioli con i numeri. Per non perderli.
 
– Il mio papà è così ricco che ogni anno cambia la macchina, la villa e il motoscafo.
– Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea.
 
– Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: Guarda! Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo.
– Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: guarda!
Basta.
 
Giorgio Gaber