Notte fonda nel deserto, ma la sabbia è illuminata da una pioggia di stelle e da una luna piena splendente,
tra le dune, un uomo sordo di colore con addosso solo un paio di pantaloni di lino blu lisi e stropicciati suona la tromba.
La luce della luna ne illumina solo una parte e gli occhi bianchissimi mostrando alle dune attonite uno strano sorriso.
La musica si spande senza che nessuno la senta.

Un ragazzo lascia la campagna per trasferirsi in città, come ha sempre voluto.
La madre chiusa in cucina piange a causa delle cipolle che sta affettando.
Il padre lo accompagna alla macchina, si china e raccoglie un pò di terra e gliela mette in mano,
il vento ne ruba una manciata, il resto finisce nella tasca dei pantaloni,
poche ore più tardi scendendo dall’auto fugge alle tasche larghe sibilando al suolo.

L’uragano è passato sulla spiaggia, le palme sono piegate,
la strada asfaltata deserta, dove alcune macchine si sono ribaltate, è densa di sabbia
d’un tratto gli ultimi tre granelli spinti da una refola di vento superstite atterrano sulla strada.

Il tempo ha eroso una lunga storia d’amore minando le basi stesse su cui era costruita.
L’ultimo tenero abbraccio prima che lui lasci la casa dove hanno costruito sogni e progetti
il suo volto arrossato è madido di lacrime mentre quello di lei è sereno,
nell’abbraccio e nei baci di addio le labbra si sfiorano per caso, poi si cercano, un bacio dolce,
tenero, appassionato come non succedeva da tanto, da troppo tempo…
Ma un bacio non basta.
E dopo il tempo di un respiro lui si gira, raccoglie la valigia che ha preparato e varca l’uscio,
lasciando la porta aperta dietro di se.
Una lacrima vigliacca fugge dallo sguardo di lei e atterra al suolo in un tonfo che pare scuotere le fondamenta stessa su cui è costruita la casa.

Un’albero molto antico cade tra i suoi figli, il tonfo smuove il suolo facendo sobbalzare il boscaiolo
ma è il rumore dell’ultima foglia che tocca il suolo a farlo cadere a terra.

Della sabbia, portata dal vento a ondate successive, copre la caviglia un pò alla volta di una donna che guarda il mare all’orizzonte cercando di riconoscere la barca del marito tra le tante che sono al largo in attesa di rientrare, il battito del suo cuore copre lo sciabordio del mare.

Nel suo letto, tenendo la mano destra schiacciata dalla mano dei due figli che la stringono
lei più forte come se potesse passargli la linfa vitale che lui ha passato a lei tanti anni prima,
lui un pò più piano con delicatezza,
come quando lui lo teneva in braccio per la prima volta incredulo e timoroso di fare male al suo primo figlio.
Dicevo mentre i due gli tengono la mano con un lieve rantolo una persona buona lascia questo mondo.

Il rosso del cielo al tramonto stride con la coltre verde di pini marittimi che ostruisce l’orizzonte mentre poco più sotto a stento si intravede un angolo di mare,
d’un tratto accompagnato dalla voce di un gabbiano un giorno si chiude.

Un’idea d’un tratto, la foga di annotarla prima di perderla e il rumore della mina che si spezza accompagna la fuga dell’idea.

Stefano Cavuoti