Postilla dell’autore a “gli ultimi giorni di Pompeo”

Cari Voi che mi avete seguito sin qui. Cosi’ finisce l’ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche un lungo capitolo della mia vita.
Questi s’era aperto “fumettisticamente” nel settantasette con Pentothal (del quale Pompeo e’, forse, l’alter ego invecchiato), e, tra alti e bassi chiude adesso, nove anni dopo.
Anni che, come si dice, sono “volati”

In questi anni ho scoperto diverse cosucce.
Intanto ho scoperto di non essere un genio.
Perché si, lo confesso, da ragazzo ci speravo.
Invece no, sono un fesso qualsiasi.
Però, c’è sempre un però, è vero, sono un disegnatore eclettico.
Un disegnatore ecletto-sfaticato.
Poi ho scoperto di non essere attendibile, e di non essere tante altre cose, deficienze a volte gravi delle quali chiedo a qualcuno di perdonarmi.
Infine ho scoperto che il papiro che sto “passando in bella” non ci starà mai nello spazio che mi resta perché la balestra si frega tutto il posto le.
Ora che vivo in campagna come un cretino non sono più depresso e quindi saluto volentieri gli amici che mi rimastono qua e là nelle città.
Le amiche soprattutto.
Di me, volendo si può dire tutto il male che si vuole, però tante di quelle cose non sono vere.
Capisco viceversa la delusione di qualcuno quando si è accorto che il fumettaro per cui tifava altri non era che il fesso di cui sopra.
Ora, naturalmente , che son fesso me lo posso dire io da solo, perché sono sempre in grado di stracciare il novanta per cento dei vostri.
Però (di però ce ne possono essere i pacchi), non ho mai pensato al soldo, mentre disegnavo, casomai subito prima, o subito dopo, mai durante.
Voglio dire che alla fine ho sempre fatto quel che ho voluto, senza badare acchè ‘ste cose si potessero poi rivendere di su o di giù.
Ora che vivo in campagna i ragazzi di qui mi chiamano “Vecchio Paz” e, faccio per dire, ho ventinove anni.

Andrea Pazienza,  Gli Ultimi giorni di Pompeo