Category: poesie


E’ proibito non fare le cose per te stesso, avere paura della vita e dei suoi compromessi, non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro. E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire, dimenticare i suoi occhi e le sue risate solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi. Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.

Pablo Neruda

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

Lo chiamiamo granello di sabbia.
Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.
Fa a meno di nome
generale, individuale,
instabile, stabile,
scorretto o corretto.

Non gli importa del nostro sguardo, del tocco
Non si sente guardato e toccato.
E che sia caduto sul davanzale
è solo un’avventura nostra, non sua.
Per lui è come cadere su una cosa qualunque,
senza la certezza di essere già caduto
o di cadere ancora.

Dalla finestra c’è una bella vista sul lago,
ma quella vista, lei, non si vede.
Senza colore e senza forma,
senza voce, senza odore e dolore
è il suo stare in questo mondo.

Senza fondo lo stare del fondo del lago
e senza sponde quello delle sponde.
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua.

Né al singolare né al plurale quello delle onde,
che mormorano sorde al proprio mormorio
intorno a pietre non piccole, non grandi.

E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo,
dove il sole tramonta non tramontando affatto
e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara.
Il vento la scompiglia senza altri motivi
se non quello di soffiare.

Passa un secondo.
Un altro secondo.
Un terzo secondo.
Ma sono solo tre secondi nostri.

Il tempo passò come un messo con una notizia urgente.
Ma è solo un paragone nostro.
Inventato il personaggio, insinuata la fretta,
e la notizia inumana.

Wislawa Szymborska

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare, a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro o come Augusto, o come
Alonzo, Clemente,
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi vi possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
come Bombalurina o Mostrardorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma il GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo inscrutabile ed unico NOME.

T.S. Eliot, Il libro dei gatti tuttofare. Trad. di Roberto Sanesi, Bompiani , Milano, 1962. Prima ristampa, 1974, seconda ristampa, 1990.

Da dove siamo nati?

Da dove siamo nati?
Dall’amore.
Come saremmo perduti?
Senza amore.
Cosa ci aiuta a superarci?
L’amore.
Si può trovare anche l’amore?
Con amore.
Cosa abbrevia il pianto?
L’amore.
Cosa deve unirci sempre?
L’amore.

Johann Wolfang Goethe

Non bisogna mai dimenticare

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht

per amore di completezza Brecht ha rimaneggiato una poesia
precedente che riporto qui sotto anche se mi piace di più la versione
Brechtiana

Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.

Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa

Martin Niemöller

Bella

Bella, 
come nella pietra fresca 
della sorgente, l’acqua 
apre un ampio lampo di schiuma, 
così è il sorriso del tuo volto, 
bella. 

Bella, 
dalle fini mani e dai piedi sottili 
come un cavallino d’argento, 
che cammina, fiore del mondo, 
così ti vedo, 
bella. 

Bella, 
con un nido di rame intricato 
sulla testa, un nido 
color di miele cupo 
dove il mio cuore arde e riposa, 
bella. 

Bella, 
gli occhi non ti stanno nel volto, 
gli occhi non ti stanno nella terra. 
Vi son paesi, vi son fiumi 
nei tuoi occhi, 
la mia patria sta nei tuoi occhi, 
io cammino in mezzo ad essi, 
essi danno luce al mondo, 
dove io cammino, 
bella. 

Bella, 
i tuoi seni sono come due pani fatti 
di terra cereale e luna d’oro, 
bella. 

Bella, 
la tua cintura 
il mio braccio l’ha fatta come un fiume quando 
è passato mill’anni per il tuo dolce corpo, 
bella. 

 Bella, 
non v’è nulla come i tuoi fianchi; 
forse la terra possiede 
in qualche luogo occulto 
la curva e l’aroma del tuo corpo, 
forse in qualche luogo, 
bella. 

 
Bella, mia bella, 
la tua voce, la pelle, le tue unghie, 
bella, mia bella, 
il tuo essere, la luce, la tua ombra, 
bella, 
tutto è mio, bella, 
tutto è mio, mia, 
quando cammini o riposi, 
quando canti o dormi, 
quando soffri o sogni, 
sempre, 
quando sei vicina o lontana, 
sempre, 
sei mia, mia bella, 
sempre.

Pablo Neruda

Il mistero si annuncia

Ogni coppia d’innamorati cerca il cielo della propria felicità.
E le parole eterne rinnovano il miracolo di ogni cuore.
Mi piaci. E il mistero si annuncia.
Ti voglio bene. E il mistero si illumina.
Ti amo. E il mistero si accende.
Sei la mia vita. E il mistero si compie.

Nino Salvaneschi

Ti amo come

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

Nazim Hikmet

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Jacques Prevert da Parole