Category: teatro


Il Mercante di Venezia

Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?

William Shakespeare
Shylock: atto III, scena I

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Natale in casa Cupiello

Cuncè, che brutto suonno che mi sò fatto stanotte. Mi sono sognato che lavoravo

Eduardo De Filippo

 
I Bambini Sono Di Sinistra
 
I bambini sono di sinistra. Di sinistra, sì, nessun dubbio. Non soltanto per i pugnetti stretti in segno di protesta.
I bambini sono di sinistra perché amano senza preconcetti, senza distinzioni.
I bambini sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre. Ti guardano, cacci delle balle vergognose e loro le bevono, tutti contenti. Sorridono, si fidano. Bicamerale! Sì, dai !
I bambini sono di sinistra perché stanno insieme, fanno insieme, litigano insieme. Insieme, però.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos´è la destra piangono.
I bambini sono di sinistra perché se gli spieghi cos´è la sinistra piangono lo stesso, ma un po´ meno.
I bambini sono di sinistra perché a loro non serve il superfluo.
Sono di sinistra perché le scarpe sono scarpe, anche se prima o poi delle belle Nike o Adidas o Puma, o Reebok, o Superga gliele compreremo. Noi siamo No-Logo, ma di marca!
I bambini sono di sinistra malgrado l´ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra grazie all´ora di religione obbligatoria.
I bambini sono di sinistra perché comunque, qualsiasi cosa tu gli dica che assomigli vagamente a un ordine, fanno resistenza. Ora e sempre.
I bambini sono di sinistra perché occupano tutti gli spazi della nostra vita.
I bambini sono di sinistra perché fanno i girotondi da tempi non sospetti.
I bambini sono di sinistra perché vanno all´asilo con bambini africani, cinesi o boliviani, e quando il papà gli dice "vedi, quello lì è africano", loro lo guardano come si guarda una notizia senza significato.
I bambini sono di sinistra perché quando si commuovono piangono, mentre noi adulti teniamo duro, non si sa bene perché.
I bambini sono di sinistra perché se li critichiamo si offendono. Ma se li giudichiamo non invocano il legittimo sospetto, e se li condanniamo aspettano sereni l´indulto che prima o poi arriva: la mamma, Ciampi, il Papa.
I bambini sono di sinistra perché si fanno un´idea del mondo che nulla ha a che fare con le regole del mondo.
I bambini sono di sinistra perché se gli metti lì un maglioncino rosso e un maglioncino nero scelgono il rosso, salvo turbe gravi – daltonismo o suggerimento di chi fa il sondaggio.
I bambini sono di sinistra perché Babbo Natale somiglia a Karl Marx. Perché Cenerentola è di sinistra, perché Pocahontas è di sinistra. Perché Robin Hood è di Avanguardia Operaia e fa gli espropri proprietari.
I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell´orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra perché il casino è un bel casino e perché l´ordine non si sa cos´è.
I bambini sono di sinistra perché crescono e cambiano.
I bambini sono di sinistra perché tra Peter Pan e Che Guevara prima o poi troveranno il nesso.
I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini.
Di sinistra, poi.
 
Claudio Bisio (rivisitazione di due pezzi, uno di Gianni Rodari e uno di Giorgio Gaber)
 

Teatro Canzone

– Io mi chiamo G.
– Io mi chiamo G.
– No, non hai capito, sono io che mi
chiamo G.
– No, sei tu che non hai capito, mi
chiamo G anch’io.
 
– Ah, Il mio papà è molto importante.
– Il mio papà… no.
 
– Il mio papà è forte, sano e intelligente.
– Il mio papà è debole, malaticcio… e un po’ scemo. 
 
– La mia mamma è molto bella assomiglia a Brigitte Bardot.
– La mia mamma è brutta… bruttissima. La mia mamma assomiglia a… la mia mamma non assomiglia!
 
– Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
– Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco, perché tartaglia.
 
– Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.
– Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale. Però c’ho diciotto fratelli!
 
– Il mio papà è molto ricco guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.
– Il mio papà è povero: guadagna 10.000 al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa… circa… 10.000 al giorno!!! …al primo giorno. Poi dopo basta.
– Noi siamo ricchi ma democratici. Quando giochiamo a tombola segniamo i numeri con i fagioli.
– Noi, invece, segniamo i fagioli con i numeri. Per non perderli.
 
– Il mio papà è così ricco che ogni anno cambia la macchina, la villa e il motoscafo.
– Il mio papà è così povero che non cambia nemmeno idea.
 
– Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: Guarda! Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo.
– Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: guarda!
Basta.
 
Giorgio Gaber
 
 
Strada di campagna, con albero.
È sera.

Estragone, seduto per terra, sta cercando di togliersi una scarpa. Vi si accanisce con ambo le mani, sbuffando. Si ferma stremato, riprende fiato, ricomincia daccapo.
Entra Vladimiro.


Estragone (dandosi per vinto.): "Niente da fare."
Vladimiro (avvicinandosi a passettini rigidi e gambe divaricate.): "Comincio a crederlo anch’io."
 
Samuel Barclay Beckett
 
 
Hai due occhi che paiono due stelle
ed il dolce alitar della tua voce
suona all’orecchio suo più melodioso
del canto dell’allodola al pastore
nella stagione che verzica il grano
e spuntano le gemme al biancospino.
 
William Shakespeare – Sogno d’una notte di mezza estate (Atto I)
 

Gabriel Garcia Marquez

Se c’è una cosa per cui il giorno del Giudizio Universale dovranno condannarti è che hai avuto l’amore in casa e non hai saputo riconoscerlo.

Da "Diatriba d’amore contro un uomo seduto"

Palma: No, ma cambia, è già cambiato il mio sentimento per te!
Lori: Ma non sai tu che io ora… ora, io, io… sì! posso fare cose, io… io…
Palma: Che cosa?
Lori: Cose… cose che io stesso non so… Io sono come… come tutto vuotato… Non ho più nulla in me… E andando via di qua, quello che… quello che può nascere in me, io non lo so… io … io…
Palma: Ma siedi… siedi, siedi qui … Tu tremi tutto… Siedi. (Lo fa sedere sulla poltrona; gli s’inginocchia davanti, pietosa, premurosa:) Io posso esser per te quella che non sono stata finora…

Pirandello – Tutto per bene, Atto II

Storiella con Morale

Ce stava er Cavaliere Nero alla corte del Re…
un giorno ariva er Cavaliere Bianco che sfida er Cavaliere Nero
ma er Cavaliere Nero prenne e ammazza er Cavaliere Bianco
mo, sto Cavaliere Bianco c’aveva tre figli che sfidarono er Cavaliere Nero
ma er Cavaliere Nero prenne e l’ammazza tutt’e tre
mo, sti tre figli, c’avevano tre figli ciascuno,

e tutt’e nove sfidaro er Cavaliere Nero,
ma er Cavaliere Nero prenne e l’ammazza tutt’e nove
mo sti nove figli c’avevano tre figli ciascuno
e questi… (conta con le dita) …27 figli sfidarono er Cavaliere Nero
ma er Cavaliere Nero prenne e l’ammazza tutt’e 27
mo sti 27 figli…
(voce dal pubblico): si ma la morale?
La morale? Ar Cavaliere Nero non glie devi rompe er cazzo!

(Gigi Proietti)

Dove andrò senza il mio ben?

 
Atto III, Scena 1
 
ORFEO
Qual pena! oh come il core
Mi si lacera in sen! Più non resisto:
Oh! celeste deliro!… Ah! mio tesoro!
Amata sposa!
  
(si volta con impeto e la guarda)
 
EURIDICE
O Dei. che avvenne?
(alzandosi con forza e tornando a cadere)
Io moro…
  
(muore)
 
ORFEO
Dove trascorsi, ohimè, dove mi spinse
Un delirio d’amor!…
(le si accosta con fretta)
Sposa!… Euridice!…
(la scuote)
Euridice!… diletta! Ah più non m’ode,
Ella è spenta per me! Misero! ed io,
Io fui che morte a lei recava! Oh legge
Spietata! quel martir al mio somiglia!
n questa ora funesta
Sol di morir con te, lasso! mi resta!
Che farò senza Euridice?
Dove andrò senza il mio ben?
Euridice!… Oh Dio! Rispondi!
lo son pure il tuo fedel!
Euridice… Ah! non m’avanza
Più soccorso, più speranza,
Né dal mondo, né dal ciel!
Che farò senza Euridice?
Dove andrò senza il mio ben?
Ma finisca, e per sempre,
Colla vita il dolor! Del nero Averno
Sono ancor sulla via: lungo cammino
Non è quel che divide
Il mio bene da me.
M’aspetta, ombra adorata! Ah, questa volta
Senza lo sposo tuo non varcherai
L’onde lente di Stige! Io sfido, o Numi,
Sin il vostro poter!
 
(vuol ferirsi)
 
Orfeo ed Euridice, Libretto: Ranieri De’ Calzabigi, Musica: Christoph W. Gluck